"Ad onta di ogni strenua decisione o voto contrario
     mi trovo imbarazzato sorpreso ferito
     per un'irata sensazione di peggioramento
     di cui non so parlare né so fare domande"
 
(Pier Paolo Pasolini)

 

 

 


News La Linea gotica... di Diego Vitali


Mi andava di trovare un posto. Un posto dove fosse ancora possibile riflettere senza vergogna sulla possibilità della parola. La possibilità di scrivere dei meccanismi del potere, al di là delle storie, oltre i dettagli. Riflettere se era ancora possibile fare i nomi, a uno a uno, indicare i visi, spogliare i corpi dei reati e renderli elementi dell’architettura dell’autorità. Se era ancora possibile inseguire come porci da tartufo le dinamiche del reale, l’affermazione dei poteri, senza metafore, senza mediazioni, con la sola lama della scrittura.

Roberto Saviano


Ad onta di ogni strenua decisione o voto contrario
Mi trovo imbarazzato sorpreso ferito
Per un irata sensazione di peggioramento
Per un irata sensazione di peggioramento
Di cui non so parlare né so fare domande
Di cui non so parlare né so fare domande

Pier Paolo Pasolini – Consorzio Suonatori Indipendenti




È da poco trascorso il primo compleanno di Saudade, quasi in sordina, silenziosamente. Siccome i compleanni mi hanno sempre innervosito, ho pensato che fosse un ottimo pretesto per fare quattro conti. D’altronde sono i pretesti che fanno gli eventi, non sottovalutateli. Ho ripensato al nostro simbolo, l’occhio con il mondo, un logo nato quasi per caso, come soluzione temporanea, e poi rimasto, in mancanza di meglio. Forse un po’ ci siamo affezionati a quell’occhio grezzo, provvisorio, non molto figo, neanche troppo originale, forse un po’ ci siamo stufati. Quell’occhio però ha una storia interessante: per quello che ne so, nasce per la prima volta nel 1970, sotto forma di Rovesciare gli occhi di Giuseppe Penone, Arte povera, neoavanguardia anni ’60.

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Postato Domenica 14 Ottobre 2007 - 17:01 (letto 2583 volte)
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News 
Postato Domenica 14 Ottobre 2007 - 16:58 (letto volte)
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News COME SI UCCIDE UNA GIORNALISTA: IN RICORDO DI ANNA POLITKOVSKAJA... di Emilio Fabio Torsello


Anna Politkovskaja è stata uccisa il 7 ottobre del 2006, all’ingresso del suo appartamento di Mosca. Le hanno sparato prima al cuore poi alla testa, così è morta una delle poche voci russe ‘controcorrente’ rispetto alla ‘moda Putin’.
La notizia dell’omicidio ha fatto il giro del mondo in poche ore, Putin e il suo entourage sono stati accusati dell’omicidio, ma i sospetti sono caduti anche sull’eterno rivale della Politkovkaja, Kadyrov, uomo del governo in Cecenia e più volte accusato di torture dalla giornalista della Novaja Gazeta. L’omicidio Politkovskaja invita a riflettere su quale sia il vero ruolo dell’informazione in Russia e dove stia andando il paese.
Dopo l’epoca dell’ex presidente El’cin, la Russia ha cambiato rotta, divenendo quella che oggi è legittimo chiamare come ‘la Russia di Putin’. Le modifiche strutturali operate dal nuovo presidente durante i suoi due mandati (l’ultimo si concluderà nel 2008), sono state tese ad un ridimensionamento delle forze centrifughe e democratiche preesistenti. Le nomine di rappresentanti popolari sono divenute non più elettive ma nominate dall’alto, in modo che il Consiglio della Federazione ha cessato di essere un organo eletto dal popolo sovrano.

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Postato Domenica 14 Ottobre 2007 - 16:56 (letto 8711 volte)
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News L’Impero della Luce: il filo immaginario fra i Tartari di Buzzati ed i Barbari di Coetzee... di Marco Migliorelli


“Davanti c’era la menzogna comprensibile, e dietro, l’incomprensibile verità”

M. Kundera “L’insostenibile Leggerezza dell’Essere” pg 70

A Giulia



“Occorre veramente la Storia o il nostro Esserci?per capire il senso del Tempo –dico- per dare un nome e riconoscere quel che ci ha guardato ed attende pazientemente la nostra comprensione”.

Nascondersi dietro quel che di più grande ci investe appellandosi al pretesto del nostro essere in quel tempo oppure esser nudi, Esserci appunto addentro la percezione di quel che avviene; Storia che è attesa, Storia che è Fasi e Svolgersi; Storia che è singolarità degli eventi; Storia che è frantumi e petali. Chè più ci si allontana da questa matematica orbita terreste e più tutto si minimizza.
E’ nella molteplicità della Storia e del Tempo che “Il Deserto dei Tartari” di Buzzati ed “Aspettando i Barbari” di Coetzee si trovano a fraseggiare.

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Postato Domenica 14 Ottobre 2007 - 16:54 (letto 1221 volte)
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News Il senso della perdita: Pier Vittorio Tondelli e Jarmila Ockayova... di Annamaria Pompili


Il senso della perdita incide così profondamente la credenza che la morte sia un luogo lontano dalla vita tanto che il restare privi di qualcuno o di qualcosa che non potrà mai più ritornare costringe a riconsiderare la quotidianità alla luce di una paura che fin dalla nascita era stata messa da parte. Sfogliando le pagine dell’ultimo lavoro di Pier Vittorio Tondelli, Camere separate, comparso alle porte dei 90’s, mi tornano alla mente stralci di un saggio a suo tempo amato e riletto più volte. Lutto e Melanconia è del 1915. Quivi Freud identificava nel lutto la reazione alla perdita di una persona amata ma anche di un’astrazione che ne aveva preso il posto: la patria, la liberta o un ideale. La stessa situazione, sosteneva l’autore, in altri individui produceva melanconia. Trovai che l’opposizione individuata da Freud poteva rilevarsi ottima chiave di lettura per leggere questo romanzo italiano così dileggiato dalla critica, focalizzando il sentimento della melanconia e in più offriva un accostamento con un altro lavoro il cui tema della perdita risultava centrale che proveniva dalle stesse terre emiliane, Verrà la vita e avrà i tuoi occhi della slovacca Jarmila Ockayova, del 1995.

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Postato Domenica 14 Ottobre 2007 - 16:49 (letto 1127 volte)
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News Scritture Migranti
Rivista Saudade è fiera di presentare SCRITTURE MIGRANTI, un ciclo di incontri con scrittori dei mondi che vivono e lavorano con noi, in Italia. Gli incontri si terranno presso la Biblioteca Comunale di Terni, a partire dal 28 maggio.
Calendario:

28 maggio, incontro con MARCIA THEOPHILO

6 giugno, incontro con ARMANDO GNISCI

14 giugno, incontro con RIBKA SIBHATU

28 giugno, incontro con CHRISTIANA DE CALDAS BRITO

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Postato Martedi 22 Maggio 2007 - 18:10 (letto 1216 volte)
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News LA POETICA DELLA SAUDADE NELL’OPERA DI CHRISTIANA DE CALDAS BRITO....di chiara macchiarulo

Negli ultimi vent’anni circa, la “Grande Migrazione” ha completamente messo in discussione il volto del nostro vecchio mondo, mostrandocelo sempre di più come un “mondo di mondi” e portando alla luce una serie di fenomeni culturali in senso lato, tra i quali spicca senza dubbio quello della cosiddetta “letteratura della migrazione”: il fenomeno, recentissimo in Italia, ha ricevuto una prima sistematica organizzazione, in un volume da poco (2006) pubblicato dalla casa editrice Città Aperta di Troina (En); si tratta del volume, curato da A. Gnisci, Nuovo Planetario Italiano – Geografia e antologia della letteratura della migrazione in Italia e in Europa. È proprio dall’introduzione a questo testo che emerge – qui come del resto altrove – la poetica della migranza, intendendo la migranza non solo dal punto di vista dello spostamento fisico ma anche come continua ridefinizione dell’identità culturale sulla base di questi contatti tra i mondi del mondo.
La letteratura della migrazione, in quanto fenomeno del contatto tra i mondi, pone varie questioni a chi ad essa si avvicini, e si configura come una letteratura certamente impegnata e più specificamente militante: gli autori che ad essa fanno riferimento si pongono infatti, anche un obiettivo di incidenza sulla contemporaneità che potrebbe essere definito sinteticamente come interculturalità; verrebbe tuttavia da dire intercultura, nel senso di cultura di culture:

Negli ultimi decenni dello scorso secolo la migrazione ha assunto dimensioni planetarie ed è diventata un fenomeno globale che permea diversi aspetti della società contemporanea. Uno dei suoi effetti è stato quello di rivoluzionare lo stesso concetto di cultura, mettendo in discussione la sua appartenenza limitatamente a un territorio e a una lingua.

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Postato Giovedi 05 Aprile 2007 - 21:38 (letto 1562 volte)
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News diario berlinese....di salvatore piombino



(con foto di Salvatore Piombino)

Ascolto il suono elettronico dei Royksop pensando ai Krafterk.

Di ritorno da una Berlino fredda dai toni poco saturi ma non avara di sprazzi luminescenti e psichedelici. Ripenso ai momenti di amicale familiarità nel grande appartamento in Winterfledstrasse.
Colori pop.
Vicini silenti e tanto affetto.


Lunga e gelida East side gallery.
Riempie la mia vista di colori saturi, di metafore e esplosioni di giubilio.
La percorriamo infagottati di lana grossa e pile mentre riflettiamo sulle mille narrazioni di anni freddi e microcosmi spezzati. In due.

Eccoci muoverci curiosi nella fluorescente Potsdamer Platz, riempirci le pupille dilatate delle forme leggere e trasparenti che distinguono il SonyCenter. Fuori la sera berlinese è fredda e si decide in tutta fretta di rifugiarsi nel Pub delle cento birre. Legno, cibo tedesco, giapponesi in black suit e il taste avvolgente della birra double malt.

Mattina a Charlottenburg.
L’adorabile kitsch delle porcellane bavaresi riempie enormi saloni regali dal pavimento ricreato.
Basta alzare gli occhi per riconoscere volte dipinte dal correnti astrattiste molto molto 70s.
Ho nelle orecchie i Placebo mentre sorrido ad Ale dall’altro capo della camera da letto della regina Sofia.
Guardiamo tutti fuori dalla finestra il giardino all’italiana e le sue simmetrie arroganti. Alcuni di noi si stringono nei piumini di H&M.

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Postato Giovedi 05 Aprile 2007 - 20:17 (letto 7990 volte)
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News La Vertigo di Arnold de Vos: la migrazione, l’amore e la pietra filosofale....di diego vitali



Tomba senza discendenti,
siete voi miei figli, dèi erranti
che mi fate pregare e imprecare
indïato, indiavolato dalla vostra bellezza.
Bellezza per bellezza, l’amore circumambula
il mio onfalo senza centrare il mio mondo
pronto ad andare in pezzi. E invece sono intero,
attaccato alla grata del confessionale:
fisso sulla raggiera delle vostre bellezze.

Chi fosse interessato all’argomento, può trovare in questi versi importanti indicazioni sullo stato della poesia d’amore contemporanea. Il componimento citato, Vertigo, dà il titolo all’ultima raccolta di Arnold de Vos (Vertigo. 77 poesie per Ahmed Safeer, Edizioni del Leone, Spinea-Venezia, 2007 - € 10), poeta che i lettori di Saudade ormai conoscono bene. C’è un sapore nuovo in questa raccolta, uno sviluppo di semi che erano già presenti in forma latente nei suoi precedenti lavori. Impossibile non rilevare l’ipertrofia del tema amoroso, nonché omoerotico, che diventa una sorta di infinita ripetizione-variazione, un gioco ossessivo e drammatico, un discorso infinito e infinitesimale. Difficile anche non citare un importante testo di riferimento del poeta, i Frammenti di un discorso amoroso, ultima opera di Roland Barthes.

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Postato Giovedi 05 Aprile 2007 - 19:58 (letto 1164 volte)
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News L'italo latinoamericano: l’influenza della letteratura ispanoamericana sul viaggiatore calvino....di marco paone

La buona letteratura, mentre acquieta
momentaneamente l’insoddisfazione umana,
la incrementa, e facendo sviluppare
una sensibilità non conformista rispetto alla vita,
rende gli esseri umani più adatti all’infelicità.
Mario Vargas Llosa


Ogni orientamento presuppone disorientamento.
Non esiste labirinto per chi lo ha attraversato.
Italo Calvino




L’Amérique Latine a laquelle s’intéresse Calvino est un enchevêtrement d’histoires, de culture renvoyant toutes à un passé qui determine puissament le présent et, surtout, ouvre sur un fond immemoriel. C’est un rapport de passion et de interrogation, riche en influences reciproques, littéraires, idéologiques et mithologiques.
Calvino vive un rapporto privilegiato con il continente latinoamericano. La sua biografia è di per sé la testimonianza di un legame particolare che lo scrittore italiano possiede. Egli nasce il 15 ottobre a Santiago de las Vegas, presso La Habana. È una marca che segna Calvino, che riscoprirà l’attrazione verso il “continente natale” in una seconda fase della sua vita.

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Postato Giovedi 05 Aprile 2007 - 19:41 (letto 1023 volte)
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News per aspera ad astra: altitudini ungarettiane....di marco migliorelli

Poesia è il luogo in cui l'anima rende il vocabolo, parola. Poesia è la parola che perpetua la realtà spirituale dell'uomo attraverso "l'interminabile tempo".Il riversare quella spiritualità in un Sentire capace di rarefarsi. Così, la poesia di Ungaretti è l'immenso distillato attraverso il quale l'anima si estende, come una macchia di colore; oppure è l'urna luminosa di terra in cui essa si racchiude, piena d'assenza memoriale e di universo, come "docile fibra". Due volti d'un processo reversibile che è poi il mistero più tangibile del dire ungarettiano. Soffermarsi su un suo testo è come sostare in un luogo in cui immergersi, significa addentrarsi in una trama fitta di spazialità bianca e di rinvenimenti di parole ricorrenti come scavi nell'anima. Quasi un alfabeto Morse di spazi e parole: componenti vertiginose d'un linguaggio d'intuizione che attraverso l'uomo sale verticalmente al mistero del sacro (ma è una sacralità che non dà spazio alla deità certa quanto piuttosto ad un senso del sacro che coniuga universalmente l’interrogativo di ogni essere umano). I versi, appaiono come fulmini nella notte. Folgoranti intuizioni che lo spazio intorno e nel mezzo imprime, scava, forgia. Lo spazio stesso si fa poesia ed è lo spazio in cui l'anima accoglie la Parola e nel quale essa arriva al mistero intuendone la presenza ma senza comprenderlo. Al significare della poesia è dato di poter restare ignoto, impressa però è sempre la suggestione, l'intuizione. Come a dire che la poesia non va capita ma sentita. E’ il darsi di una forma incandescente in cui il discernimento si dà nell’assenza di logica e razionalità (un’assenza che le metabolizza trasfigurandole nell’accezione paritaria di un Sentire che è conoscenza in divenire).


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Postato Giovedi 05 Aprile 2007 - 19:28 (letto 1328 volte)
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News KAPUSCINSKY - MAALOUF due immagini a confronto....di marco migliorelli



-Per conoscere il mondo, è sufficiente ascoltarlo-

A. Maalouf, “il Periplo di Baldassarre”


Scrive Novalis che poetico è nella Storia trovare delle relazioni, degli accordi profondi, degli intrecci nascosti; porre in relazione non con la semplice logica ma attraverso una visione verticale dei fatti e delle persone. Spesso accade che questa visione si dia stando in silenzio, osservando.
E’ qualcosa che attraverso le parole cogliamo nel succedaneo di eventi che ci contengono e sovrastano; esser parte dei quali richiede lo sviluppo di una coscienza umile e forte.
Parla Kapuscinsky, voce fra le pareti del Goethe Institut della Biblioteca e del Tempio. Parla un linguaggio semplice che evoca segretissime immagini borgesiane. L’immagine di un Tempio rivolto al cielo e della Biblioteca rivolta alla Terra, verso gli uomini.

Non compaiono libri intorno a noi in quel momento ed a distanza di due mesi resta una breccia come accadesse di passare verso un non luogo sospeso, un luogo dell’anima; un luogo in cui i Libri, come anche le parole e le immagini, dell’anima come quelle che si danno attraverso l’obiettivo del reporter possano ritrovarsi secondo relazioni intime; Poeticamente. Esattamente come nel 1801 Novalis scriveva nell’Ofterdingen.

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Postato Sabato 06 Gennaio 2007 - 18:52 (letto 1195 volte)
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News Il soffio animatore....di Arnold de Vos
O. Gasperini


(O. Gasperini)

Nella Lettera della Santità, un anonimo cabbalista spagnolo scrisse più o meno all’inizio del XIII secolo di ritenere ‘che il Signore benedetto abbia creato tutto conformemente alla decisione della sua sapienza, e che non abbia creato nulla che contenga in sé né scabrosità né bruttura. E se dicessimo che la congiunzione carnale è cosa oscena, ne deriverebbe che gli organi della copula sono organi della vergogna… Stando così le cose, la congiunzione carnale è cosa di grande levatura’ (citazione riportata in David Biale, L’Eros nell’Ebraismo nella traduzione di Rosanella Volponi, La Giuntina, 2003: p. 146; titolo originale: Eros and the Jews, Basic Books, New York 1992).
L’autore delle 12 poesie riunite qui sotto il titolo Il soffio animatore, crede di aver dato voce nel suo libro di versi appena pubblicato Vertigo (Edizioni del Leone, Venezia-Spinea 2006) allo stesso spirito intonato alla stretta relazione tra corpo e anima officiata dal talamo: la venerazione del corpo come santuario e fonte di sentimenti siano essi d’ispirazione etero- o omoerotica sotto l’egida di una presenza divina compartecipe, il Soffio animatore.

Arnold de Vos, poeta (olandese) migrante che vive fra Trento, Selva di Grigno in Valsugana e Tunisi, presente nell’antologia Ai confini del verso. Poesia della migrazione in italiano a cura di Mia Lecomte (Le Lettere, 2006), è autore di due libri di poesia: Merore o Un amore senza impiego (Cosmo Iannone, 2005), e Vertigo. 77 poesie per Ahmed Safeer (Edizioni del Leone, ottobre 2006).
Il nudo è un pastello di Orlando Gasperini (Tezze di Grigno, 2002).

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Postato Sabato 06 Gennaio 2007 - 17:49 (letto 1471 volte)
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News Tiziano Sclavi e Amara Lakhous, l’inizio e la fine....di diego vitali
 G. Mariotti, The source of light, 2002, oil on canvas
(G. Mariotti, The source of light, 2002, oil on canvas)



Qualcosa è finito e qualcosa è cominciato nella letteratura italiana. Italiana forse non va bene, diciamo italofona. Ce lo testimoniano due romanzi usciti entrambi nel 2006, Il tornado di valle Scuropasso di Tiziano Sclavi e Scontro di civiltà per un ascensore di Piazza Vittorio di Amara Lakhous. Dico subito che non c’è niente che accomuni questi due romanzi, niente di importante almeno.
Il tornado di Valle Scuropasso è un romanzo terminale. Letto da una certa distanza assume il tono di un congedo, di un addio, anche se non sappiamo bene da chi o da cosa. Chi conosce e ama Dylan Dog ritroverà alcuni aspetti familiari, e forse addirittura riconoscerà nel protagonista del romanzo lo stesso Sclavi. Probabilmente dentro c’è molto di autobiografico, ma anche molto di letterario. Si riconoscono facilmente alcuni topoi dell’horror e della fantascienza, come la sequenza iniziale – e magistrale – in cui troviamo il protagonista paralizzato dal terrore nel suo letto durante l’atterraggio degli ufo. L’argomento ufologico rimanda direttamente al Dylan Dog n° 61, Terrore dall’infinito; e per chi l’ha letto, il finale a sorpresa diventa un finale aspettato e sospettato per tutto il tempo.

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Postato Sabato 06 Gennaio 2007 - 17:15 (letto 1083 volte)
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News Viaje a galicia....di marco paone
G. Mariotti, Voyage to Mars, 2003, oil on canvas


(G. Mariotti, Voyage to Mars, 2003, oil on canvas)


05/07/2005

ore 00:15
Caricato il peso delle vivande, ho preso la via che molte volte ho percorso per andare al casco viejo di Zaragoza.
Alcune volte uscivo solo. Anche questa volta l’ho fatto, ma la salida non é più un’uscita serale: é una partenza.
Mentre camminavo el Cierzo (vento di zaragoza) é stato un piacevole compagno: fresco mi ha seguito lungo il gran viale che taglia la città.
Le foglie dei soliti alberi da passeggio salutavano con un fruscio sregolato il mio passo claudicante sopra l’incerto calco fatto sui miei nuovi sandali.
Mi sono visto un pò americano, ma per la prima volta non mi dispiace.
Dispiacere l’ho provato nel vedere un uomo di colore seduto ai piedi di un negozio con le mani a reggere il mondo in testa. Non mi ha neppure avvertito. Eppure ero solo... ma la mia é una solitudine cercata, da viaggiatore, la sua da infrangere.
Opportunità e frustrazioni... si risolverà questa dialettica? Per il momento questo viaggio lo dedico a lui e a tutti coloro che compiono viaggi ben poco divertenti.

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Postato Sabato 06 Gennaio 2007 - 17:03 (letto 1142 volte)
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News così esplodo....di annamaria pompili

Teneva le mani in tasca mentre la folla lo fendeva da tutte le parti. “Odio tutta questa gente”, pensava. Effettivamente amava stare solo, ma non perché si considerasse (davvero) un misantropo, solo riteneva che non si potessero fare grandi pensieri in mezzo a una folla.
Il pensiero lo elevava come uomo. “Tutto il tempo della vita che passo a pensare è arricchimento; tutte le altre cose sono superficiali”. Così se ne stava con queste mani in tasca, le spalle racchiuse sul petto, e lo sguardo un poco arcigno. Molti non lo notavano, ma qualcuno nemmeno osava sfiorarlo, intimorito da quel suo strano modo di osservare il mondo.
Le scale del Vittoriano rilucevano di bianco di Carrara ed erano gremite di turisti. “Che ne sapete delle cose del mondo? Delle profondità di un uomo? Che ne sapete della vita e della morte? Che ne sapete del tempo del passa e che ci scava e ci rende più sbagliati?”.
Aveva un leggero tic alla testa, muoveva il mento nervosamente verso la mascella, come se volesse scacciare un pensiero improvviso. A volte, poi, corrugava improvvisamente la fronte, allora la gente si voltava per guardarlo. Attirava attenzione vestito com’era, un po’ all’antica, la camicia consunta e quella parvenza di infelicità che incarnava.

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Postato Sabato 06 Gennaio 2007 - 16:59 (letto 1538 volte)
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News L'UTOPIA DELL'ATTESA E DELL'INCONTRO NE 'IL DESERTO DEI TARTARI'....di emilio fabio torsello


Per parlare dell’utopia in Dino Buzzati è necessario concentrarsi su un romanzo del quale fin troppo si è detto e scritto e che, per l’ennesima volta, si vuole ora analizzare, non certo per forzarlo o violarlo, ma per risacralizzarne alcuni significati ‘utopici’: Il deserto dei Tartari.
Prima di analizzare in corpore vivi il romanzo di Buzzati, è utile avere ben presenti alcune coordinate che evidenzino gli elementi principali della categoria utopica. L’utopia cui si è soliti pensare è quella sita su un’isola, nella lontananza di una impossibile ‘topia’, in un luogo inesistente, fisso immobile e perfetto. Gli attanti principali nella dinamica utopica sono da una parte l’utopista, con il suo fardello di ‘presente’ ma alla cerca di un ‘altrove’ ideale, dall’altra, immerso in una distanza irraggiungibile, il territorio utopico, frutto della repulsione nei confronti del reale. Le isole felici di cui sono costellati non tanto il Ventesimo quanto piuttosto i secoli Sedicesimo e Diciassettesimo (per non parlare delle utopie di Platone, degli Iperborei e dei racconti riguardanti i popoli ideali riportati dalle testimonianze dei primi frati che esplorarono l’Asia e dallo stesso Romanzo d’Alessandro), sono solitamente lontane, immerse in una dimensione di assoluta acronia e governate da un’oligarchia che detiene il potere sia legislativo che esecutivo (solitamente una congrega di Saggi). Il raggiungimento del territorio utopico, inoltre, è spesso un evento reso problematico dagli stessi abitanti di Utopia (dove con Utopia, scritta con la lettera maiuscola, non si vuole intendere per forza l’omonima opera di Tommaso Moro), il contatto con l’esterno potrebbe, infatti, significare il dissolvimento della comunità ideale, che attraverso la distanza protegge se stessa dai germi corruttori delle imperfezioni umane.

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Postato Sabato 06 Gennaio 2007 - 16:51 (letto 1204 volte)
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News arnold de vos tradotto da Isabel Ruiz Boggio
Ritratto di Shahbaz....di Orlando Gasperini

Arnold de Vos è un poeta migrante. Di origini olandesi, vive tra Trento e Tunisi. Ha pubblicato Merore o Un amore senza impiego (Cosmo Iannone) ed è presente nell’antologia Ai confini del verso (Le Lettere). Sta per uscire la sua nuova raccolta, Vertigo, per i tipi delle Edizioni del Leone. L'immagine è di Orlando Gasperini, "Ritratto di Shahbaz".

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Postato Giovedi 16 Novembre 2006 - 23:00 (letto 1107 volte)
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News Voyage à Paris....di annamaria pompili


3 Août.

Si decide di partire quando tutto attorno a noi ci appare stanco, quando niente e nessuno sa più darci parole di vita, i piedi iniziano a battere il terreno, le mani irrequiete non hanno più niente da dire. Allora si inizia a riempire una valigia, con le cose che abbiamo più care e leggere, s’indossano scarpe comode e nella tasca un taccuino, col quale fotografare quello che ci apparirà di nuovo e inesplorato.
Non può aggiungersi altro.

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Postato Giovedi 16 Novembre 2006 - 22:45 (letto 1512 volte)
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